Sublimazione

Come l’ambrosia che stilla dai corimbi,
così il tuo sudore, o amata, mi inebria:
aura di nardo e di melagrano,
soave pioggia su arido suolo.

Le tue chiome, onde nere di tempesta,
avvolgono il mio canto in vortici d’oro,
mentre la luna, pudica ancella,
volge lo sguardo e si copre il viso.

Oh, come ferve nel calice il vino,
così nel petto mio l’ardor si spande,
quando le tue dita, lievi api,
cercano il miel delle mie faville.

E se la notte è un manto di lamenti,
noi lo stracciamo con grida di vita,
fino all’aurora, che timida
spia dai crinali il nostro trionfo.

Fuggi, o pudore! Qui regna l’istante,
qui, dove il corpo è poema divino,
e ogni sospiro è strofa ardente
scolpita nel fuoco dell’eterno.

Saffo rivive in questa danza muta,
in questo incanto di carne e di spirito,
dove l’amor non ha più veli,
ma solo il lampo della folgore.