Canina
Sono sempre stato un ragazzo introverso, poi per fortuna è arrivata la guerra.
Non avevo idea di come sarebbe stato il mio futuro, ma per fortuna il primo edificio crollato ha delineato le più rosee prospettive.
Il mio unico rammarico è non averci pensato subito, ma ho dovuto affrontare un certo percorso cognitivo che non avrei potuto realizzare in tempi più brevi.
La prima cosa a cui ho prestato attenzione è stato il fuggi fuggi generale.
E' incredibile quanto velocemente le persone si diano per spacciate.
Vi siete mai chiesti se, in caso di allarme bomba, lascereste la vostra casa alle prime avvisaglie o aspettereste di non avere altra scelta?
Io ho aspettato.
Al primo crollo mi avreste potuto vedere fermo ai lati della strada, a guardare quelle maratone gigantesche di profughi che si univano in un solo, scurissimo, profugo senza speranza, puntellato da trolley che mai avevano raggiunto velocità così frenetiche.
Non ci ho messo molto a decidere di andare dalla parte opposta. Volevo analizzare da vicino quello a cui tutti stavano rinunciando.
Ci avete mai pensato che, se la vostra casa crollasse, il cumulo di macerie sarebbe alto più o meno quanto voi?
Tutte le esperienze che avete vissuto, tutte le serate che avete passato a guardare la tv, tutti i souvenir, i mobili, tutte le risate, vi guarderebbero dritto negli occhi.
La seconda cosa che ho dovuto fare potremmo chiamarla revisionismo delle forme, allegoria dei significanti.
I mattoni sono composti essenzialmente da argilla e ossido di ferro, ma vi giuro che anche voi, davanti a quella spiaggia di detriti, avreste visto solo tanti pezzi di Diaspro grezzo e Corniola.
Sapevate che le case che avete abbandonato sono cave di pietra fantastiche?
I cristalli rossi stimolano la creatività, non è un caso che mi sia venuta lì l'idea.
Ho aspettato che almeno altri due palazzi crollassero, prima di tornare tra le macerie con le migliori intenzioni e uno zaino gigantesco.
Le facciate bianche di intonaco sono in chiarissima Selenite.
I minerali bianchi hanno il potere di dare forza e non assorbire la luce, per questo vengono usati nell'edilizia per dipingere i muri esterni.
A mio svantaggio il fatto che i frammenti siano davvero piccolissimi, ma li rendo polvere e li vendo da mischiare alle creme corpo.
Cosa, meglio di un muro, può costruirvi una corazza?
Quando il sole è alto, si riflette sulle schegge di vetro delle finestre distrutte sparse ovunque.
E' commovente quanto si possa chiaramente identificare lo stesso bagliore del Quarzo ialino.
Dicono che, inserito in un ciondolo, possa essere addirittura in grado di abbassare la febbre.
Ho imparato ad usare la resina epossidica per produrre collane, ed ora ne ho chili e chili in attesa di essere spedite ad aspiranti medici stregoni.
Con il legno dei mobili ho dovuto lavorare in prospettiva.
La descrizione dell'articolo è “Sepolto dalle macerie, a lungo andare questo legno si pietrifica grazie alle moltissime particelle di altri minerali che vi penetrano. Il legno fossile incamera, quindi, tutte le energie di ciò con cui entra in contatto”.
Solitamente incollo i pezzi su una base e do in omaggio una piccola lente, di modo che i clienti possano vedere nel dettaglio un pezzo di libreria diventare pezzo di foresta ancestrale.
Come immaginate, le piastrelle di bagni e cucine sono un' infinita fonte di cristalli colorati:
Lapislazzuli, Tanzanite, Occhio di tigre, Ambra e Rodonite.
Avrei potuto venderle singolarmente, ma poi ho ideato dei derivati delle più popolari Bottiglie della Strega. Le ho chiamate Ampolle della Disputa.
Se sono fortunato trovo delle bottiglie integre in mezzo a resti di altre cose, ma mi accontento anche di barattoli di latta ammaccati con le etichette decorate, per i più eccentrici.
C'è una categoria a parte, sul mio sito, per loro.
Riempite con tutti i tipi di cocci colorati, se nascoste in giardino, in mezzo alle siepi, tra i massi, proteggono la casa da ogni tipo di energia negativa vi graviti attorno.
Ogni pietruzza assorbe i torti, la cattiveria, le cospirazioni belliche ai vostri danni, prima che filtrino dall'ingresso.
Avverto che, a causa della loro funzione, a lungo andare, questi cristalli preziosi, questi pezzi di casa, si scoloriscono tornando bianchi.
In realtà vengono solo sbiaditi dagli agenti atmosferici, ma a nessuno importa davvero la verità quando racconti qualcosa di più interessante.
Il bianco è il colore che appare sommando vorticosamente tutti colori esistenti.
Il caos è bianco.
La pace è identica.
Quando il sito del mio negozio è stato finalmente pubblicato, nel giro di due ore avevo fatto decine di vendite.
A costo zero, guerra a parte, stavo guadagnando una quantità enorme di soldi.
Dalle parti più disparate del mondo, feticisti dei disastri volevano un po' di dramma tramite corriere.
Quello a cui non avevo pensato fino ad allora, è che il dolore degli altri possa essere un ottimo soprammobile per alcuni. Qualcosa che macchi i loro salotti di design, che sia facile da spolverare ed abbia un codice sconto.
E' l'invidia del disastro.
Una cosa che mi rende particolarmente orgoglioso, è che l'aver nominato ogni coccio con il nome di una pietra preziosa che gli somiglia, ha fatto sì che si creasse un nuovo ramo della cristallo terapia. Contesse e straordinari imprenditori, santoni del weekend, sono pronti a coprirsi di dorate stoffe ed accogliervi nei loro salotti.
Sopra vellutate chaise‐longue, ricoprendovi di frammenti di case altrui, in un rituale motivazionale vi parleranno di quanto voi siate più fortunati.
Seguirà buffet.
Nessuno se ne è mai reso davvero conto, ma una volta che delle vite sono state rase al suolo, la massima povertà diventa affare da ricchi.
Ad uno di questi incontri sono stato invitato anche io, ospite d'onore.
Ho improvvisato una cerimonia di battesimo con la cenere trovata dentro un camino martoriato ed ho annunciato il prossimo, attesissimo, rifornimento del negozio.
Il nuovo articolo in vendita sarà costituito da piccoli mazzi dell'ortica che sta ormai crescendo tra i cumuli di macerie sempre più numerosi della città.
Ci si può fare il tè, purifica lo spirito dopo un acquisto sbagliato da Luis Vuitton.
Il pubblico è impazzito, una signora si è commossa.
Da serate come quella torno sempre intontito, galvanizzato.
I miei passi strisciano tra ciottoli e ceramiche sfracellate creando l'unico rumore udibile nell'arco di chilometri.
Nemmeno gli uccelli vengono più qui a cantare, nemmeno i cani a cercare cibo nei resti delle dispense.
E' tutto mio.
E' un unico, immenso, deposito di ricchezze.
La mia casa, che non si è salvata, si è frantumata in pezzi belli grossi.
Non ho sentimenti a riguardo, per me vuol dire solamente che posso venderli come articoli di taglia extra e ricavarci un bel po'.
So con estrema sicurezza che i detriti sopra cui ora mi accoccolo per dormire sono quelli della mia camera da letto.
Prima di chiudere gli occhi frugo con le dita, sposto ammoniti rossi non essenziali, vado più a fondo.
Estraggo un pezzo di ossidiana, residuo dei miei carboncini, un pezzo di toga consacrata, brandello delle mie tende di nylon strappate con foga dalle schegge impazzite dell'esplosione, e un ossicino che credo appartenesse al mio Zazà, il più famoso gatto dell'epoca dei faraoni.
Fino a prova contraria, quello che mi racconto è tutto vero.
Dispongo gli oggetti a formare un triangolo, chiudo gli occhi e ci passo la mano sopra.
Per rilassarmi devo immaginare la baraonda più totale.
Quello che così ha inizio è un rituale di conflitto.
Le parole che pronuncio, poi, sono semplici:
“Che duri la guerra, che duri l'inimicizia, che duri questa rabbia di conquista, che duri la mia fame”
Solo così mi addormento.
Sognando un allarme bomba.
Sono stato capace di rivedere gli elementi. Sono stato in grado di modificarli, impreziosirli.
La guerra tra le mie mani è diventata pregiata.
L'unica cosa per la quale non riesco a creare una suggestione abbastanza convincente sono io.
Ho provato a chiamarmi Alchimista, ma i risultati sono stati scarsi.
Sciacallo non è affatto la parola esatta, ma è sempre la prima che mi viene in mente.
(Questo mio racconto è contenuto nell'antologia "Niente per cui Uccidere ‐ storie di guerra", edita da Calibano editore a cura di Heiko H. Caimi e Viviana E. Gabrini)