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in archivio dal 19 ago 2016

Marco Vergaini

07 ottobre 1978, Perugia - Italia
Segni particolari: Unico come tutti, e come nessuno.
Mi descrivo così: Perditempo di professione.

elementi per pagina
  • 19 agosto 2016 alle ore 22:29
    Mi vuoi sposare?

    Come comincia: "Mi ricordo ancora perfettamente il giorno in cui le ho chiesto di sposarmi sai? Mi ricordo perfettamente quanto penai per farla uscire di casa, per mandarla in quella spa con una amica, pur di avere campo libero. Mi ricordo l'eccitazione, le sensazioni, l'euforia per quello che stavo per fare. Quanto ero contento. Chiederle di rimanere insieme fino alla fine, non era uno scherzo, era importante, non sai quanto...
    Quando arrivò lo chef a domicilio ed iniziò a preparare il menù che avevamo concordato, che sapevo le sarebbe piaciuto, ero un fascio di nervi. Iniziai a preparare la tavola, la musica che doveva esserci in sottofondo, ancora me la ricordo la canzone della vanoni che avevo scelto con cura.
    Poi tornò, dopo un messaggio della mia amica che mi avvertiva, io che la accoglievo sulla soglia e la accompagnavo a prendere l'aperitivo servito dallo chef, lei ed il suo sguardo sorpreso.
    Poi il pranzo, le chiacchiere, ed il sospetto che leggevo sul suo volto.
    Alla fine del pranzo mi misi in ginocchio e le chiesi di sposarmi, porgendole l'anello fatto fare su misura, come piaceva a me, squadrato, con un piccolissimo diamante incastonato.
    Al suo Si, in quel momento pensai che tutta la felicità del mondo si fosse concentrata per un momento in un solo luogo."
    "Ma allora perché l'hai lasciata?"
    Dietro gli occhi velati di lacrime passarono una lunga serie di nuvole nere, prima di rispodere.
    "Ti rispondo nello stesso modo in cui ho risposto al lei il giorno che me ne sono andato, non lo so."

     
  • 19 agosto 2016 alle ore 22:01
    Follia

    Come comincia: S. ha sempre saputo di essere bravo in quello che faceva.
    Lo faceva bene, con passione, con così tanta passione che dopo un po' non ebbe più tempo per altro. Se ne accorse, non con una epifania improvvisa e sorprendente, ma poco a poco, lentamente, una idea cominciò a diffondersi nella sua testa come un virus.
    Più quell'idea si faceva strada tra gli altri pensieri votati alla sua passione più aveva l'impressione di perdere il controllo. Erano così tanti anni che coccolava ed alimentava la sua passione che sapeva gestirla, sapeva dove avrebbe trovato gratificazione, quando e come impedire che prendesse il sopravvento. Almeno così era convinto.
    In realtà la sua passione era ormai diventata la sua ossessione, era lei che decideva per lui, che decideva quando renderlo cieco, quando e cosa fargli sentire, come usare quel burattino per il prorpio piacere.

    Quando il virus e la passione cominciarono a bisticciare nella sua testa le cose cominciarono ad andare male. Da principio cercò di tenere a bada entrambi, ma capì presto di non avere alcuna arma, controllo, possibità. Lo capì per un breve istante, quando si ritrovò chiuso in casa con la testa talmente occupata a vorticare tra le due cosequalsiasi distrazione preclusa perché l'attenzione era solo per quei due litigiosi esseri.

    Nella sua testa battaglie si susseguivano, in un paesaggio di memorie, tra pensieri e costruzioni di carattere, il virus che attaccava mendando fendenti e chiedendo indietro tutto il tempo che la passione aveva rubato, la passione difendendo la propria posizione e scagliando affondi per riavere quello che il virus aveva piano piano sottratto per tornare ad avere la supremazia su quella marionetta.
    Ma anche i pensieri si stancano, pur senza demordere, fino a che i fendenti e gli affondi non colpivano più l''una l'altra, ma finivano per distruggere quello che avevano a portata, quello che avevano intorno. Andarono avanti così, a lungo, finchè non si accorsero che avevano ditrutto tutto, che non era rimasto nulla su cui ergersi vincitori.
    Quando capirono non poterono fare altro che accasciarsi sul niente che rimaneva ed abbandonarsi alla stanchezza.

    Lo trovò un martedì mattino la domestica.
    Senza alcun pensiero finalmente.

     
  • 19 agosto 2016 alle ore 20:54
    Retromarcia

    Come comincia: C. "Mi dici che hai?"
    N. "Ho preso una strada a senso unico e senza uscita, sto cercando di tornare indietro, ma è come guidare una macchina con il llunotto posteriore oscurato, di notte, in una strada stretta e senza illuminazione. Ci metterò un po', ma alla fine ne uscirò e prendererò una altra strada."
    Sul volto di C. lo sguardo interrogativo di chi non ha la più pallida idea di cosa stai parlando e sulla bocca qualcosa che potrebbe essere un "vaffanculo" o un "ma che cazzo stai dicendo". Ma dura poco, sorprendetemente, lo sguardo stranito scompare sostituito da un mezzo sorriso ed un incoraggiamento sussurrato "Hai solo bisogno di un po' di tempo".
    Un altro sorso di birra per entrambi, da quelle due bottigglie di Corona che grondano sudore freddo in quella calda serata di agosto e gli argomenti tornano ad essere quelli di sempre.
    Succede così, che anche se mascherata, una confidenza diventa un segreto condiviso e comincia a pesare di meno, e quasi ti sembra di avere qualcuno che, mentre fai manovra per tornare indietro, comincia a darti indicazioni come un parcheggiatore abusivo.

    Qualche giorno dopo, stessa Corona sudata, stesso tavolino, soliti argomenti.
    Tra un tiro e l'altro dell'ennesima Marlboro C. "Allora, come procede la retromarcia?"
    Stavolta lo sguardo stralunato è quello di N., colto alla sprovvista, ma dopo averci pensato un po' "Procede, a fatica, ma procede."
    C."Ce la fai?"
    N "E' dura, lo sai, dovrei prendere una decisione drastica."
    C. "E tra quanto la prenderai?"
    N. avrrebbe voluto avere la risposta, oppure che il mondo in quel momento si fermasse, che smettesse di girare, che il tempo gli facesse la grazia di fermarsi, almeno un po', giusto quello che basta per trovarla quella risposta a cui aveva pensato così spesso, invece rimase in silenzio per troppo tempo.
    C. "Sei messo peggio di quanto pensassi..."
    Fu come se il parcheggiatore abusivo avesse urlando "Indietro non in avanti!" mentre l'auto procedeva a scatti.

    Mesi dopo, cercando di non farsi rubare anche l'ultimo briciolo di vita dal resto del mondo, di nuovo di fronte ad una birra, con una altra sigaretta ed i soliti discorsi in bocca.
    C. "Sei di nuovo strano, ancora in retromarcia?"
    N. "No, finito"
    C. "E allora cos'è sta faccia?"
    N. "Me ne vado"
    C. "Ma dove cazzo te ne vuoi andare?"
    N. "Lontano, ma non posso dirti niente adesso"
    C. "Ma sei un bastardo! Non ci credo! Tiri il sasso e nascondi la mano! Dimmelo!"
    N "Puoi insistere quanto vuoi, ma non ti dirò niente stasera, mettiti l'animo in pace"
    C. "Almeno verrai a salutare prima di partire!"
    N. "Lo sto facendo adesso"
    C. "Ma tra quanto parti?"
    N. "Presto, molto presto"
    C. "Domani? Domenica? Lunedì?"
    N. "Presto"
    C. "E non vuoi dirmi niente?!"
    Il battibecco occupò il resto della serata, come il parcheggiatore abusivo che chiede il suo compenso e l'autista che non vuole cedere perché alla fine ha fatto comunque tutto da solo. Nonostante solitamente vinca il parcheggiatore stavolta l'autista se ne andò vincitore, ma senza soddisfazione.

    Al tavolo oggi C. è seduto da solo, anche se le bottiglie sul tavolo sono sempre due.
    C. "Il brindisi è con te bastardo, ma alla salute mia e mi berrò anche la tua."
    C. è vestito elegante, gli sta bene, anche se lo fa troppo serio per come lo conosce N., che se fosse stato presente lo avrebbe preso in giro, anche per le lunghe scarpe nere che sembravano quasi valigie.
    C. finisce tutte e due le birre, si alza, paga il conto e si avvia a casa, esattamente come tutte le altre volte.

    N. è seduto ad un tavolino di un bar da tanto tempo, con una birra ormai calda in mano.
    Ha l'impressione di avere la testa vuota, leggera, come quando sei di fronte ad uno spettacolo della natura che ti riempie gli occhi a tal punto da non poter aver nessun altro pensiero, perché l'unica cosa che riesci a fare è cercare di imprimerti in testa quell'immagine meravigliosa. I suoi occhi vedono da quando si è seduto pezzi di vita sulla banchina del treno, costantemente in movimento, brulicante ed affannante vita. Di punto in bianco solo un pensiero "E' solo una altra strada", si alza e si avvia verso il binario.