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in archivio dal 05 lug 2004

Pablo Neruda

12 luglio 1904, Parral - Cile
23 settembre 1973, Santiago - Cile
Segni particolari: Premio Nobel nel 1971, il mio vero nome è Neftali Ricardo Reyes y Basalto.
Mi descrivo così: Cominciai come simbolista, divenni surrealista e infine realista, abbandonando la struttura formale tradizionale della poesia per una espressività più semplice e terrena.

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  • 07 febbraio 2012 alle ore 17:33
    XVII sonetto

    Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
    o freccia di garofani che propagano il fuoco:
    t’amo come si amano certe cose oscure,
    segretamente, tra l’ombra e l’anima.

    T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
    dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
    grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
    il concentrato aroma che ascese dalla terra.

    T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
    t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
    così ti amo perché non so amare altrimenti

    che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
    così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
    così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

     
  • 30 marzo 2006
    Il tuo sorriso

    Toglimi il pane, se vuoi,
    toglimi l'aria, ma
    non togliermi il tuo sorriso.

    Non togliermi la rosa,
    la lancia che sgrani,
    l'acqua che d'improvviso
    scoppia nella tua gioia,
    la repentina onda
    d'argento che ti nasce.

    Dura è la mia lotta e torno
    con gli occhi stanchi,
    a volte, d'aver visto
    la terra che non cambia,
    ma entrando il tuo sorriso
    sale al cielo cercandomi
    ed apre per me tutte
    le porte della vita.

    Amor mio, nell'ora
    più oscura sgrana
    il tuo sorriso, e se d'improvviso
    vedi che il mio sangue macchia
    le pietre della strada,
    ridi, perché il tuo riso
    sarà per le mie mani
    come una spada fresca.

    Vicino al mare, d'autunno,
    il tuo riso deve innalzare
    la sua cascata di spuma,
    e in primavera, amore,
    voglio il tuo riso come
    il fiore che attendevo,
    il fiore azzurro, la rosa
    della mia patria sonora.

    Riditela della notte,
    del giorno, della luna,
    riditela delle strade
    contorte dell'isola,
    riditela di questo rozzo
    ragazzo che ti ama,
    ma quando apro gli occhi
    e quando li richiudo,
    quando i miei passi vanno,
    quando tornano i miei passi,
    negami il pane, l'aria,
    la luce, la primavera,
    ma il tuo sorriso mai,
    perché io ne morrei.

     
  • 30 marzo 2006
    Donna Completa

    Donna completa, mela carnale, luna calda,
    denso aroma d'alghe, fango e luce pestati,
    quale oscura chiarità s'apre tra le tue colonne?
    Quale antica notte tocca l'uomo con i suoi sensi?
    Ahi, amare è un viaggio con acqua e con stelle,
    con aria soffocata e brusche tempeste di farina:
    amare è un combattimento di lampi
    e due corpi da un solo miele sconfitti.
    Bacio a bacio percorro il tuo piccolo infinito,
    i tuoi margini, i tuoi fiumi, i tuoi villaggi minuscoli,
    e il fuoco genitale trasformato in delizia
    corre per i sottili cammini del sangue
    fino a precipitarsi come un garofano notturno,
    fino a essere e non essere che un lampo nell'ombra.

     
  • 30 marzo 2006
    Due amanti felici

    Due amanti felici fanno un solo pane,
    una sola goccia di luna nell'erba,
    lascian camminando due ombre che s'uniscono,
    lasciano un solo sole vuoto in un letto.
    Di tutte le verità scelsero il giorno:
    non s'uccisero con fili, ma con un aroma
    e non spezzarono la pace né le parole.
    E' la felicità una torre trasparente.
    L'aria, il vino vanno coi due amanti,
    gli regala la notte i suoi petali felici,
    hanno diritto a tutti i garofani.
    Due amanti felici non hanno fine né morte,
    nascono e muoiono più volte vivendo,
    hanno l'eternità della natura.

     
  • 30 marzo 2006
    E' oggi

    E' oggi: tutto l'ieri andò cadendo
    entro dita di luce e occhi di sogno,
    domani arriverà con passi verdi:
    nessuno arresta il fiume dell'aurora.
    Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
    gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
    sei tremito del tempo che trascorre
    tra luce verticale e sole cupo,
    e il cielo chiude su te le sue ali
    portandoti, traendoti alle mie braccia
    con puntuale, misteriosa cortesia.
    Per questo canto il giorno e la luna,
    il mare, il tempo, tutti i pianeti,
    la tua voce diurna e la tua pelle notturna.

     
  • 30 marzo 2006
    Nuda sei semplice

    Nuda sei semplice come una delle tue mani,
    liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
    hai linee di luna, strade di mela,
    nuda sei sottile come il grano nudo.
    Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
    hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
    nuda sei enorme e gialla
    come l'estate in una chiesa d'oro.
    Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
    curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
    e t'addentri nel sotterraneo del mondo.
    come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
    la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
    e di nuovo torna a essere una mano nuda.

     
  • 30 marzo 2006
    Poveri poeti

    Poveri poeti che la vita e la morte
    perseguitaron con la stessa cupa tenacia,
    poi son coperti d'impassibil pompa,
    abbandonati al rito e al dente funerario.
    Essi - oscuri come pietruzze - ora
    dietro gli alteri cavalli, distesi
    vanno, alfine governati dagli intrusi,
    tra i becchini, a dormire senza silenzio.
    Anzi, ormai sicuri che il morto è morto
    fanno delle esequie un festino miserabile
    con tacchini, maiali e altri oratori.
    Spirarono la loro morte e allora l'offesero:
    solo perché la loro bocca è chiusa
    e più non può rispondere al canto.

     
  • 30 marzo 2006
    Questa è la casa...

    Questa è la casa, il mare e la bandiera.
    Erravamo per altri lunghi muri.
    Non trovavamo porta né suono
    dall'assenza, come dopo morti.

    E alfin la casa apre il suo silenzio,
    entriamo a calpestare l'abbandono,
    i topi morti e l'addio vuoto,
    l'acqua che pianse nelle tubature.

    Pianse, pianse la casa notte e giorno,
    gemette con i ragni, socchiusa,
    si sgranò dai suoi occhi neri,

    e ora d'improvviso la ritorniam viva,
    la popoliamo e non ci riconosce:
    deve fiorire, e non si ricorda.

     
  • Saprai che non t'amo e che t'amo
    perché la vita è in due maniere,
    la parola è un'ala del silenzio,
    il fuoco ha una metà di freddo.

    Io t'amo per cominciare ad amarti,
    per ricominciare l'infinito,
    per non cessare d'amarti mai:
    per questo non t'amo ancora.

    T'amo e non t'amo come se avessi
    nelle mie mani le chiavi della gioia
    e un incerto destino sventurato.

    Il mio amore ha due vite per amarti.
    Per questo t'amo quando non t'amo
    e per questo t'amo quando t'amo.

     
  • Ancora abbiamo perso questo tramonto.
    Nessuno stasera ci vide con le mani unite
    mentre il vento azzurro cadeva sopra il mondo.

    Ho visto dalla mia finestra
    la festa del ponente sui monti lontani.

    A volte, come una moneta
    si incendiava un pezzo di sole tra le mani.

    Io ti ricordavo con l'anima stretta
    da quella tristezza che tu mi conosci.

    Allora dove eri ?
    Tra quali genti?
    Che parole dicendo?
    Perchè mi arriva tutto l'amore d'un colpo
    quando mi sento triste e ti sento così lontana?

    Cadde il libro che sempre si prende nel tramonto
    e come un cane ferito ai miei piedi rotolò la mia cappa.
    Sempre, sempre ti allontani nelle sera
    dove corre il tramonto cancellando statue.

     
  • 30 marzo 2006
    Ape bianca

    Ape bianca, ebbra di miele, ronzi nella mia anima
    e ti torci in lente spirali di fumo.

    Sono il disperato, la parola senza eco,
    quello che ha perduto tutto, quello che tutto aveva.

    Mio ultimo ormeggio, in te cigola la mia ultima ansia.
    Nella mia terra deserta sei l'ultima rosa.

    Ah silenziosa!

    Chiudi i tuoi occhi profondi. Lì aleggia la notte.
    Ah denuda il tuo corpo di statua timorosa.

    Hai occhi profondi dove batte le ali la notte.
    Fresche braccia di fiore e grembo di rosa.

    I tuoi seni sembrano conchiglie bianche.
    Si è addormentata sul tuo ventre una farfalla d'ombra.

    Ah silenziosa!

    Ecco qui la solitudine del luogo ove non sei.
    Piove. Il vento del mare caccia gabbiani erranti.

    L'acqua cammina scalza per le strade bagnate.
    Da quell'albero si lamentano, come malati, le foglie.

    Ape bianca, assente, ancora ronzi nella mia anima.
    Rivivi nel tempo, snella e silenziosa.

    Ah silenziosa!

     
  • Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

    Scrivere, per esempio. "La notte è stellata,
    e tremano, azzurri, gli astri in lontananza".

    E il vento della notte gira nel cielo e canta.

    Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
    Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava.

    In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia.
    L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.

    Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo.
    Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

    Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
    Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa.

    Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei.
    E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato.

    Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
    La notte è stellata e lei non è con me.

    Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta. Lontano.
    La mia anima non si rassegna d'averla persa.

    Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
    Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

    La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
    Noi, quelli d'allora, già non siamo gli stessi.

    Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata.
    La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.

    D'un altro. Sarà d'un altro. Come prima dei miei baci.
    La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.

    Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora.
    E' così breve l'amore e così lungo l'oblio.

    E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia,
    la mia anima non si rassegna d'averla persa.

    Benchè questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa,
    e questi gli ultimi versi che io le scrivo.

     
  • Bimba bruna e flessuosa, il sole che fa la frutta,
    quello che riempie il grano, quello che piega le alghe,
    ha fatto il tuo corpo allegro, i tuoi occhi luminosi
    e la tua bocca che ha il sorriso dell'acqua.

    Un sole nero e ansioso si attorciglia alle matasse
    della tua nera chioma, quando allunghi le braccia.
    Tu giochi con il sole come un ruscello
    e lui ti lascia negli occhi due piccoli stagni scuri.

    Bimba bruna e flessuosa, nulla mi avvicina a te.
    Tutto da te mi allontana, come dal mezzogiorno ...
    Sei la delirante gioventù dell'ape,
    l'ebbrezza dell'onda, la forza della spiga.

    Eppure il mio corpo cupo ti cerca,
    e amo il tuo corpo allegro, la tua voce disinvolta e sottile.
    Farfalla bruna dolce e definitiva
    come il campo di grano e il sole, il papavero e l'acqua.

     
  • 30 marzo 2006
    È il mattino pieno…

    È il mattino pieno di tempesta
    nel cuore dell’estate.
    Come bianchi fazzoletti d’addio viaggiano le nubi,
    il vento le scuote con le sue mani viaggianti.
    Cuore innumerevole del vento
    che palpiti sul nostro silenzio innamorato.
    Ronzando tra gli alberi, orchestrale e divino,
    come una lingua piena di guerre e di canti.
    Vento che porti in ratto rapido il fogliame
    e devii le frecce palpitanti degli uccelli.
    Vento che l’abbatte in onda senza spuma
    e in sostanza senza peso, e fuochi inclinati.
    Si rompe e si sommerge il suo volume di baci
    combattuto sulla porta del vento dell’estate.

     
  • Perchè tu possa ascoltarmi
    le mie parole
    si fanno sottili, a volte,
    come impronte di gabbiani sulla spiaggia.

    Collana, sonaglio ebbro
    per le tue mani dolci come l'uva.

    E le vedo ormai lontane le mie parole.
    Più che mie sono tue.
    Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.

    Così si aggrappano alle pareti umide.
    E' tua la colpa di questo gioco cruento.
    Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
    Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.

    Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
    e più di te sono abituate alla mia tristezza.

    Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
    perchè tu le ascolti come voglio essere ascoltato.

    Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle.
    Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
    Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
    Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
    Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
    Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.

    Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
    Tutto ti prendi tu, tutto.

    E io le intreccio tutte in una collana infinita
    per le tue mani bianche, dolci come l'uva.

     
  • 30 marzo 2006
    Per il mio cuore

    Per il mio cuore basta il tuo petto,
    per la tua libertà bastano le mie ali.
    Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
    ciò che stava sopito sulla tua anima.
    E' in te l'illusione di ogni giorno.
    Giungi come la rugiada sulle corolle.
    Scavi l'orizzonte con la tua assenza.
    Eternamente in fuga come l'onda.
    Ho detto che cantavi nel vento
    come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
    Come quelli sei alta e taciturna.
    E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
    Accogliente come una vecchia strada.
    Ti popolano echi e voci nostalgiche.
    Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
    gli uccelli che dormivano nella tua anima.

     
  • 30 marzo 2006
    Qui io ti amo

    Qui io ti amo.
    Tra pini scuri si srotola il vento.
    Brilla fosforescente la luna su acque erranti.
    Passano giorni uguali, inseguendosi l'un l'altro.

    Si dirada la nebbia in figure danzanti.
    Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
    A volte una vela. Alte, alte stelle.

    O la croce nera di una nave.
    Solo.
    A volte mi alzo all'alba e persino la mia anima è umida.
    Suona, risuona il mare lontano.
    Questo è un porto.
    Qui io ti amo.

    Qui io ti amo e invano l'orizzonte ti occulta.
    Ti sto amando anche in mezzo a queste cose fredde.
    A volte vanno i miei baci su quelle navi gravi,
    che corrono sul mare dove non arriveranno.
    Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
    Sono più tristi le banchine quando ormeggia la sera.

    Si stanca la mia vita inutilmente affamata.
    Amo quel che non ho. Tu sei così distante.
    La mia noia lotta con lenti crepuscoli.
    Ma poi giunge la notte e inizia a cantarmi.
    La luna proietta la sua pellicola di sogno.

    Mi guardano con i tuoi occhi le stelle più grandi.
    E poiché io ti amo, i pini nel vento
    vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie metalliche.

     
  • 30 marzo 2006
    Mi piaci quando taci

    Mi piaci quando taci perché sei come assente,
    e mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti tocca.
    Sembra che si siano dileguati i tuoi occhi
    e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.
    Siccome ogni cosa è piena della mia anima
    tu emergi dalle cose, piena dell'anima mia.
    Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima,
    e assomigli alla parola malinconia.
    Mi piaci quando taci e sei come distante.
    Sembri lamentarti, farfalla che tuba.
    E mi ascolti da lontano e la mia voce non ti giunge:
    lascia che io taccia con il silenzio tuo.
    Lascia che ti parli anche con il tuo silenzio
    chiaro come una lampada, semplice come un anello.
    Sei come la notte, silenziosa e stellata.
    Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.
    Mi piaci quando taci perché sei come assente.
    Distante e dolorosa come se fossi morta.
    Poi basta una parola, un sorriso.
    E sono felice, felice che non sia vero.

     
  • Io ti ho nominato regina.
    Ve n'è di più alte di te, di più alte.
    Ve né di più pure di te, di più pure.
    Ve né di più belle di te, di più belle.

    Ma tu sei la regina.

    Quando vai per le strade
    nessuno ti riconosce.
    Nessuno vede la tua corona di cristallo, nessuno guarda
    il tappeto d'oro rosso
    che calpesti dove passi,
    il tappeto che non esiste.

    E quando t'affacci
    tutti i fiumi risuonano
    nel mio corpo, scuotono
    il cielo le campane,
    e un inno empie il mondo.

    Tu sola ed io,
    tu sola ed io, amor mio,
    lo udiamo.

     
  • Vedi queste mani? Han misurato
    la terra, han separato
    i minerali e i cereali,
    han fatto la pace e la guerra,
    hanno abbattuto le distanze
    di tutti i mari, di tutti i fiumi,
    e tuttavia
    quando percorrono
    te, piccola,
    grano di frumento, allodola,
    non riescono a comprenderti,
    si stancano raggiungendo
    le colombe gemelle
    che riposano o volano sul tuo petto,
    percorrono le distanze delle tue gambe,
    si avvolgono alla luce della tua cintura.
    Per me sei un tesoro più colmo
    d'immensità che non il mare e i grappoli,
    e sei bianca e azzurra e vasta come
    la terra nella vendemmia.
    In questo territorio,
    dai tuoi piedi alla tua fonte,
    camminando, camminando, camminando,
    passerò la mia vita.

     
  • 30 marzo 2006
    Corpo di donna...(

    Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
    tu rassomigli al mondo nel tuo atteggiamento d'abbandono.
    Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava
    e fa saltare il figlio dal fondo della terra.

    Sono stato solo come una galleria. Da me fuggivano gli uccelli
    e in me la notte entrava con la sua invasione possente.
    Per sopravvivermi ti ho forgiata come un'arma,
    come una freccia al mio arco, come una pietra nella mia fionda.

    Ma cade l'ora della vendetta, e ti amo.
    Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
    Ah le coppe del petto! Ah gli occhi dell'assenza!
    Ah la rosa del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

    Corpo di donna mia, persisterò nella tua grazia.
    La mia sete, la mia ansia senza limite, la mia strada indecisa!
    Oscuri fiumi dove la sete eterna continua,
    e la fatica continua, e il dolore infinito.