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Poesie di Sebastiano Lorusso

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  • 25 aprile alle ore 2:13
    La mattina del giorno dopo

    L’ultimo vino
    tutto d’un sorso
    ci siamo lasciati andare
    tra le mani e il sudore
    guardavamo gli aeroplani
    le spalle alle vetrine
    coi vestiti borghesi
    ancora abbiamo fatto
    folli promesse di gioia
    l’ultimo bicchiere
    siamo finiti di nuovo
    a ridere dei luoghi di sempre
    bagnati dei nostri stravizi
    l’ultimo goccio
    tra i fili pungenti
    dei prati deserti
    dentro i buchi neri
    in mezzo ai palazzi.
     
    Ho sognato di averti amato
    ammirando tutta la notte
    i tuoi sogni e i tuoi cenni
    i capelli davanti al viso
    le luci dei lampioni dalla finestra
    che ti accarezzavano le gote
    le mani che stringevano
    i vuoti del buio.
    Invece è la triste luce
    l’amaro sapore della domenica
    la nausea che sia tutto finito
    e che cominci inesorabile
    la mattina del giorno dopo.

  • 21 aprile alle ore 2:05
    Casa

    Fuggo ancora tra le foglie
    che piangono rugiada:
    l’alba più bella
    troverò
    nel posto più lontano
    dall’ultimo tramonto.

  • 11 aprile alle ore 0:31
    Un bacio

    Se mi incontrassi nella notte,
    mi prenderei a bastonate.
    Ancora.
    Non mi basto mai
    ma al buio di nuovo mi illudo
    di potermi disertare
    in un bacio.

  • 11 aprile alle ore 0:23
    Ode alla vita

    Domani forse
    smetterò di dormire,
    rimarrò chiuso
    nei cessi
    ai grandi magazzini,
    mangerò caramelle rosa
    e starò a terra.
    Tutta la notte
    faccio un giro
    in bicicletta
    tra i palazzi grigi
    dei quartieri malfamati
    i lampioni spaccati
    e neanche una stella.
    Forse tutto il giorno
    rimango al cinema
    a guardare
    pellicole sbiadite
    sbronzo di popcorn
    andati a male
    e bollicine.
    Pensavo alle moquette
    e al velluto rosso
    che sarebbe bello
    dormirci.
    Pensavo alla strada ghiacciata
    e se è scomodo
    spacciare eroina
    coi guanti bucati
    quando fa freddo
    anche nei sobborghi
    in mezzo al cemento.
    Pensavo alla neve
    se cade mai sui grattacieli
    e se escono tutti
    incravattati a giocare.
    Pensavo al tramonto
    se c’è anche quando il cielo è grigio
    sul mare
    e i gabbiani piangono
    come noi
    o semplicemente dicono
    andiamocene a dormire
    nei nostri nidi
    chissà dove.

  • 21 marzo alle ore 14:03
    Cosa resterà

    Cosa resterà alla fine?
    Più del profumo del caffè
    dei baci, più del vento,
    delle notti insieme
    più della pelle secca
    dopo i pomeriggi al mare
    più delle stanze degli ostelli
    dei colori dei fiori
    più dei sorrisi
    di cui mi sono innamorato
    delle mani che ho intrecciato
    prima di sfiorare la pelle
    più del suono delle foglie secche
    dei racconti incredibili
    nati perdendomi nella luce
    di una finestra che sapeva
    di un focolaio sacro
    e caldo nella ruggine,
    più di questo resteranno queste righe
    che il vento porterà lontano
    e le acque smembreranno
    con delicata laboriosità
    finché come lacrime
    scorrerà inchiostro
    e sarà tutto questo che
    alla fine
    resterà.

  • 16 marzo alle ore 0:37
    Le lucertole

    La sera guardo
    le persone come persone
    e le luci delle case popolari
    le sento sussurrare
    storie tristi e caldi abbracci
    quando le tende scostate
    tradiscono un sorriso
    le mani intrecciate
    la luce si spegne
    e le persone fanno l’amore
    chissà con chi
    con quali storie
    con quanti baci.
     
    La sera penso
    alla vita del signore
    che porta a spasso il cane
    dietro le staccionate bianche
    se quando la sua ombra
    si allunga sotto i lampioni
    sorride come quando era bambino
    e che quella passeggiata
    lo faccia volare
    fuori di casa
    la moglie lo aspetta
    alla luce dell’abat-jour
    gli manca.
     
    La sera sono solo
    alla finestra
    una sigaretta dietro le tende
    la gente fuori
    non fa rumore
    io aspetto che qualcuno bussi
    le nocche sulla porta
    o che gridi il mio nome
    dal giardino
    come quando da piccolo
    scendevo a giocare
    col pallone tra le braccia
    e sorridendo mi buttavo
    con le ginocchia sulla strada
    ore sotto il sole
    a cosa pensavamo poi
    non facevamo l’amore
    non aspettavamo nessuno
    guardavamo le lumache
    e ci chiedevamo dove fossero
    prima della pioggia
    e se le lucertole quando crescono
    diventano serpenti
    o coccodrilli.