username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Walter Degrassi

in archivio dal 07 lug 2010

03 ottobre 1974, Trieste

segni particolari:
Essere UMANO fra esseri umani

mi descrivo così:
Carne da musica su uno scoglio

08 febbraio alle ore 19:50

L' ultima notte

Intro: "L'ultima alba/un soffio che ci porta via,/domani è già oggi/oggi è già tardi/e noi siamo ieri/solo ieri/le foglie grigie dell'estate di ieri/finita oggi/adesso/per sempre./Lascia che adesso resti ancora ieri/lascia che adesso non sappia di domani/prima che oggi ce lo porti via/domani niente tracce di noi"
(L'ultima alba)

Il racconto

Una meravigliosa schizoide dell'anima, ecco di chi si era innamorato.
Questo stava pensando mentre spegneva il motore.
Quella storia era andata avanti in modo bizzarro e imprevedibile per anni ormai.
Una cosa più o meno segreta e clandestina, queste erano le regole e lui per amore o quel che sia le aveva accettate.
Le regole di quella meravigliosa schizoide dell'anima che con il suo profumo gli riempiva ancora la macchina anche adesso che non c'era, e lui avrebbe voluto che quell'odore si piantasse per sempre in ogni sedile in ogni centimetro di lamiera di plastica di pelle di polmone di anima.
Perché quell'odore lí dentro significava lei, e lui era l'unico a saperlo.
Odiava e adorava allo stesso tempo avere questo segreto.
Ma sarebbe stata l'ultima cosa di sé che lasciava indietro per lui... l'ultimo
strascico dell'ultima notte.
Aveva fatto di tutto per trattenerla, perché questa notte non fosse l'ultima, ma il fascino di questa persona incredibile era anche il suo vivere con parametri tutti suoi, non negoziabili.
Ed era volubile.
Volubile un bel pò, come sanno esserlo solo le belle bambine, la volubilità di chi può scegliere chiunque e quindi anche te ma chissà.
L'ultima notte con la donna più affascinante della città?
Senza dubbio si.
La più affascinante del Paese?
E perché no?
La più affascinante sulla faccia della Terra?
Lui ci avrebbe giurato.
Le aveva mandato un messaggio, come tante altre volte...ed era scesa.
Lui l'aspettava a luci spente sotto casa di lei, al solito.
E al solito salendo lei si chinò all'interno per salutarlo con uno di quei suoi sorrisi che avrebbero resuscitato il Titanic.
E al solito lui ci mise qualche secondo a riprendersi da quella visione, a bersi la stupenda creatura che ora aveva accanto, i vestiti che aveva scelto, la pettinatura... o spettinatura che fosse, ma che le donava in ogni caso, gli occhietti meravigliosi puri e sornioni, le labbra più belle che siano mai state disegnate...
Ci sono persone che ti fanno innamorare ogni stramaledetta volta che ti guardano, e lei era così... l'avesse vista centomila volte si sarebbe innamorato di lei centomila volte e ognuna come fosse la prima l'ultima e la sola.
Come al solito lei abbassò il finestrino per godersi la prima sigaretta della serata mentre pensavano alla prima tappa e ascoltavano un disco che lei gli aveva regalato e che tante volte avevano cantato insieme a squarciagola in macchina tenendosi la mano.
Non riusciva ad accettare che sarebbe stata davvero l'ultima volta, questa creatura così viva che gli respirava accanto lo faceva sentire così vivo...
La sua voce così sarcastica sexy ironica annoiata e gentile insieme... quel mix unico che lo faceva impazzire sorridere riflettere sognare...
Chiacchierando in una delle loro solite schermaglie decisero all'incirca un posto, lui accese il motore e partirono, mentre lei guardava furtiva nello specchietto che nessuno che conosceva l'avesse vista salire.
Parlare con lei era una continua partita a scacchi, era una persona di un'arguzia incredibile e sempre vigile, bisognava avere delle antenne instancabili per annusare i suoi cambi d'umore improvvisi e le sue allusioni... la sua ironia adorabile affilatissima e spietata.
La amava non solo col cuore ma anche col cervello.
Lei non aveva pietà e contemporaneamente era buona premurosa originale, adorava sorprenderti con regali che non ti saresti mai aspettato eppure avevano sempre una loro logica...
E allo stesso tempo poteva essere egocentrica lunatica paranoica, sbattersene del mondo intero e starsene ad aspirare il fumo della sua cicca mentre ti guardava colare a picco, come stesse guardando un film e pure un pò noioso.
Aveva un estremo pudore della propria dolcezza, la nascondeva nell'intimo della sua anima di bambina e le sfuggiva in modi inaspettati soltanto a volte, facendola uscire suo malgrado come i piedi da una coperta troppo corta nella quale si appallottolava a volte sul divano di lui guardando un film.
Non esisteva al mondo una donna più dolce di lei in quei rari momenti, e ogni volta che ci pensava gli prendeva un groppo asfissiante al cuore.
Non era sdolcinata, ma a volte era riuscito a coglierla alla sprovvista e quel lato di lei era rimasto scoperto in modo così splendido e disarmante come sanno esserlo soltanto i bambini quando scoppiano a ridere.
Così era la sua dolcezza quando capitava: imprevedibile fragorosa contagiosa pura innocente e immensa.
E allora i suoi occhietti brillavano come dovevano aver brillato quando aveva tre anni, pensava lui, e lei se ne stava a bocca aperta davanti ai regali di compleanno.
A volte era stato lui a sorprenderla con regali inaspettati, e allora la gioia dolcissima dei suoi occhietti sgranati si era mescolata all'imbarazzo e al senso di colpa di non sapere dove li avrebbe nascosti per sottrarli agli sguardi di chi, per lei, non doveva vederli.
E lui lo sapeva... sapeva tutto... ma come avrebbe potuto non viziarla?
Tanto più perché SAPEVA di non avere una vita davanti insieme a lei, anche se avrebbe dato la vita per averla, e allora il tempo che restava loro doveva riempirlo meglio che poteva, perché era dolorosamente conscio che in qualche modo presto o tardi sarebbe finita.
E sapeva che avrebbe passato il resto della vita a rimpiangere ogni singolo momento con quella persona incredibile.
Sapeva che avrebbe passato il resto della propria vita a ricordare la vita VERA, quella con al fianco una meravigliosa schizoide dell'anima.
E così si avviarono verso la loro meta, cercando di fare come fosse solo l'ennesima delle loro intense clandestine imprevedibili serate: un minuscolo pub piuttosto sgrauso e dalla clientela folkloristica e altrettanto imprevedibile gestita da un amico comune.
Lì avevano trascorso notti memorabili e poteva benissimo essere l'ultima meta dell'ultima sera.
L'estate stava morendo intorno a loro, Agosto diventava Settembre e le T-shirts iniziavano a far posto alle giacche di pelle.
L'ultima estate del loro strano rapporto si avviava al termine... una coincidenza alla quale avrebbe pensato solo in seguito ma che si adattava perfettamente alla loro situazione.
Le foglie intorno stavano morendo ma loro erano ancora vivi, almeno per qualche ora.
Non sapeva come prenderla... la serata si sarebbe fatta da sé, come ogni volta.
Ogni volta un'avventura, ogni volta un prendere le cose e le situazioni come venivano e, se non ogni volta, spesso un pentirsi di lei il giorno dopo:
"È l'ultima volta che facciamo una cosa simile... non è giusto... non dovrei...non dovremmo...".
Eppure c'erano state dozzine di ultime volte.  
Era condannato a sentirsi colpevole di quello che lo rendeva semplicemente felice.
E così il loro abbraccio per lui era ogni volta un miracolo, un approdo, un'oasi felice nel mare dell'attesa di rivederla, di parlarle ancora, di ascoltarla di respirarla di bersi ogni suo minimo cenno.
Ancorare la gomena delle sue braccia nel porto sicuro del dolce collo di lei, e affondare il viso nei suoi capelli profumati di tabacco pelle e magia era tutto quello che desiderava e a cui lo spingevano ogni fibra del suo corpo, ogni pensiero e ogni sentimento che provava.
Eppure per questo doveva sentirsi colpevole e maledetto.
Come avreste vissuto voi tutto questo? Non per giorni... ma per mesi... anni, ormai...
C'era da impazzirci.
Si sentiva stanco, esausto dentro, un alluvionato dell'anima... costretto ogni volta a traslocare i sentimenti verso l'ultima volta...l'ennesima ultima volta.
Mai una sicurezza, con lei...
Lo stava ammazzando.
Lo stava ammazzando dentro.
E lui si lasciava ammazzare e crocifiggere per un suo sorriso, per un altro abbraccio, per un altro sguardo... per un'altra volta, un'altra maledettissima ultima volta.
Era fuori discussione che la amava... La amava più della sua stessa vita, tanto che avrebbe rinunciato anche ad averla per poterle stare accanto, perché per lui era tutto... La Donna per eccellenza...la sua amica la sua sorellina il suo amore la sua croce e la sua benedizione.
Lei avrebbe potuto perdere qualsiasi cosa ma poteva star certa che non avrebbe MAI perso lui e il bene che le voleva.
Eppure non bastava.
Anzi.
Per lei sarebbe stato meglio se a lui non fosse importato.
E come poteva pretendere che a lui non importasse della persona più fantastica che avesse mai conosciuto?!
Poco ma sicuro, quando le circostanze ti mettono davanti La Donna Perfetta non stai a farti tante domande e tantomeno stai a porti limiti, salti sul treno e ti fai tutte le stazioni ovunque ti portino, infili ogni paradiso e ogni inferno che lei ti mette davanti in quella corsa a perdifiato ai confini dei sentimenti.
E frequentarla era esattamente salire su un treno... un ottovolante sospeso in mezzo alle Ande, molto spesso, dove non si poneva il problema di saltare in corsa o restare... ti aggrappavi forte a qualsiasi cosa e trattenevi il fiato reggendoti con tutto te stesso.
E così aveva fatto, affascinato conquistato sedotto dalle attrattive infinite di quella donna indescrivibilmente intensa.
Parcheggiò e rimasero ancora un pò a cantare sulla musica che lei gli alzava
regolarmente a palla per potersi godere meglio il suo cantante preferito.
"È un peccato che non esista qualcosa che ti permetta di portarti in giro nei locali dove vai la musica che stavi ascoltando in macchina, è un peccato interrompere quel fluire di sensazioni... Dovrebbero inventarlo,  no?".
Lui rispose di sì e pensò:
"Dovrebbero anche inventare qualcosa che unisca due persone che stanno vivendo allo stesso modo la stessa canzone anche quando sono distanti, così potrei non perderti mai...".
Scesero e prendendosi per mano si avvicinarono alla loro meta.
Ai tavolini all'esterno solita fauna un pò così, mentre loro li oltrepassavano ed entravano.
Il barista li salutò con un sorriso e un cinque e iniziò a mescere il solito.
Uscirono e cercarono un tavolino dove il loro amico avrebbe portato loro i bicchieri ben colmi.
Si misero comodi, lei al solito come fosse una specie di rito estrasse e posizionò con un unico gesto deciso ma aggraziato il suo necessaire: pacchetto di sigarette accendino e immancabile cellulare.
Quindi accesa la cicca ricominciarono la conversazione, quell'insieme di ricordi schermaglie pettegolezzi e novità che con lei riusciva sempre magicamente fra un bicchiere e l'altro, fra una tappa e l'altra.
A volte se era più sciolta si lasciava andare e si apriva, e gli raccontava della propria vita, trascorsi, genitori, esperienze...
Era sempre uno spettacolo vedere il suo visetto mimare confermare rafforzare i concetti che esprimeva, a volte con espressioni buffe quanto adorabili... era uno spettacolo sentire dalla viva voce di una persona così stupenda concetti così profondi.
E lui era rapito come ogni volta dal come non meno che da quello e da chi lo diceva.
Ogni tanto cadeva un attimo di silenzio, bevevano un sorso e lui le sfiorava la mano e sospirava per non ripetere quello che già sapevano entrambi avrebbe voluto dire.
Gli piaceva quando lei gli parlava dei suoi... delle persone fantastiche che lui non avrebbe mai conosciuto ma che poteva indovinare speciali e fuori dal comune dall'ammirazione e dall'affetto con cui lei glie li descriveva.
Avrebbe voluto poterli vedere almeno una volta per dire loro che figlia straordinaria avevano cresciuto... per poterli ringraziare di aver messo al mondo una creatura simile... anche adesso che quella creatura lo stava pugnalando lentamente.
Ma il mondo non doveva sapere di loro, su questo lei era stata inflessibile.
E così seguirono i bicchieri i discorsi e i silenzi, finché gli avventori iniziarono a diradarsi e la notte a farsi più fredda.
Si misero stravaccati con le scarpe sulle sedie molto vicini, confabulando fitto, ricordando episodi del loro rapporto, posti in cui erano stati, cercando di scaldarsi un pò dall'aria cruda di fine Agosto.
Iniziò a cadere una pioggerellina sottile e si strinsero nelle loro giacce leggere, si fecero più vicini e si presero sottobraccio, le gambe di lei incrociate a quelle di lui per cercare un pò di tepore.
Ogni tanto rintoccava una frase come una campana funebre:
"È tardi...".
Ma sapevano entrambi che non ci sarebbe stato un dopo per loro, e quindi allungavano ancora un pò il momento di levare le tende.
Molti bicchieri e molti discorsi erano passati dall'inizio della serata, i bus stavano ricominciando a circolare, era ancora buio ma i primi lavoratori iniziavano a sfrecciare nelle auto sulla strada di fronte a loro.
L'alba non poteva essere molto lontana.
"L'estate è agli sgoccioli... beh dai ci siamo fatti ancora quest'ultima estate,
prendila come un regalo, ricordaci così...".
Aveva un'amarezza sempre crescente dentro mentre le teneva il braccio...
L'amico stava iniziando a radunare i tavolini e chiudere le serrande, portò loro
uno sgroppino, il bicchiere della staffa offerto dalla casa.
Senza sapere a cosa i due stessero brindando veramente, l'amico brindò con loro il bicchiere dell'addio.
Si salutarono, poi lui e lei si diressero verso la macchina.
Accesero la musica e si misero a cantare da dove si erano interrotti qualche ora prima...sembrava una vita fa.
Lui non se la sentiva di accendere il motore... le prese la mano.
Si strinsero a lungo carezzandosi...
"Non voglio..."-
"Lo so...lo so...ma non possiamo...non posso...".
Rimasero stretti a lungo, sempre quel profumo divino fra i capelli di lei dove lui affondava...
Poi lei gli cinse i fianchi con un braccio e appoggiò le sue gote al ventre di lui mentre con l'altra mano stava intrecciata alla mano di lui che le cingeva la schiena.
Con la mano libera iniziò a carezzarle il collo... le spalle... la schiena... mentre si sfioravano le mani lui lasciò lentamente che lei fosse vinta dal sonno e la cullò finché riuscì a vegliarla, e quando intuì che si era addormentata piano lasciò che scendessero le lacrime che le aveva nascosto fino a quel momento, mentre le baciava il collo e le sussurrava tutto quello che da sveglia si sarebbe imbarazzata troppo a sentire... o forse che fingendo di dormire poteva fingere di non aver sentito.
Le loro mani erano ancora intrecciate strette quando si svegliò fra i lunghi capelli della sua bella, raccolti da un lato in modo da lasciarle il collo scoperto, così bello profumato e sottile, e rimase fermo col cuore gonfio di tristezza ad aspettare che lei si svegliasse e ponesse fine a tutto questo chiedendogli di riaccompagnarla a casa.
La accarezzò ancora e ancora delicatamente riempiendole il collo di baci finchè lei diede segno di essersi svegliata... ancora insonnolita continuò a tenerlo per mano mentre gli diceva:
"È ora, mi sa...oooooh mamma mia che posizione imbarazzante, se fosse passato
qualcuno avrebbe pensato che ti stessi facendo chissà cosa...!".
Allora si abbracciarono, poi sempre tenendolo per mano lasciò che accendesse il motore e ricominciarono a cantare andando dietro al disco, le loro mani sempre intrecciate fra il petto di lui e le cosce di lei.
"Cosa faresti al posto mio...se ogni momento...".
Guidava molto molto lentamente, per ritardare il più possibile il momento dell'inevitabile.
Era mattina ormai, una giornata grigia e livida, subito dopo l'alba, qualche gabbiano svolazzava fra le case, qualcuno aspettava un pullman, le strade erano quasi vuote.
A ogni metro una parola del suo cantante preferito scandiva i loro ultimi minuti insieme, finché si ritrovarono ancora fermi davanti a casa di lei... sopravvissuti a un'altra notte.
Tirò il freno a mano col cuore in gola, aveva cercato di prepararsi a quel momento ma niente al mondo può prepararti a perdere la persona più preziosa del mondo... soprattutto quando sa che daresti qualsiasi cosa perchè decidesse di restare.
Sperò con tutto sé stesso in una specie di miracolo, ma il suo splendido angelo stava per volarsene a casa a dormire... senza di lui.
Ci fu un lunghissimo abbraccio.
"Cancella tutto.
Cancellami.
Cancellaci.
Non deve restare traccia di noi.
Fallo per me.
Grazie... grazie di ogni cosa che hai fatto per me...
Perdonami se puoi...
Ma non posso restare... non posso".
Non l'avrebbe mai cancellata...dal cuore dalla testa dalla pelle.
Ci sarebbe sempre stato per lei.
In questa vita e in tutte quelle che sarebbero seguite.
Così pensava mentre saliva le scale.
Mise le chiavi nella toppa e con ancora il profumo di lei addosso cercò di mettere del sonno fra quel momento e il dopo.
Non gli era rimasto nient'altro da fare.

 

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento