Nell'oro di corolla

Osserva assorto
‐ nell'apogeo di cotanta meraviglia ‐
nell'oro di corolla
che, fulgente, s'apre al sole,
l'ardore del pittore per la Ninfa
e ascolta, nell'impatto del silenzio,
avvolto di ceruleo sottratto al cielo
‐ com'a immaginar tinta del Paradiso ‐
'l vento,
ch'accarezza soavemente le ninfee
ancor piangendo, nel ricordo d'un rimpianto
per quel ch'ea stato, un tempo mai scordato.

Racchiude, lo stagno, 'l suo mistero immortalato,
nel supplicar perdono da se stesso.
Nell'anelar conforto sconosciuto,
rivela la trama bisbigliata della storia
immers'ancora nell'ordito del ricordo,
fra l'armonico inceder del dipinto
e 'l genial fluir di tal pennello.
Pel suo sapiente tocco,
la tela sibillina sconfina in un sussulto,
assuefatt'alla voglia di bellezza,
nell'incanto d'ammirar se stessa,
come suadente Ninfa testé abbagliata.

Tra l'acque ristagnanti, ch'odorano di vita,
fra tinte, ch'allietan lo sguardo infervorato,
e olezzi, ch'inebrian il pretenzioso olfatto,
rammenta, lo stagno desolato:
Sommersa come perla, di perle sì adornata,
a farsi ancor più ambita, s'accingea la Ninfa,
del raggio di Sole perdutamente innamorata.
Tesoro desiato le fu greve,
per splender come stella tra le stelle,
affiorante su quei petali di fiore,
quali mani tramutate in corolle di ninfee,
dacché 'l fango le fu veste, per l'eterno.

E s'ode un mormorio celato,
fra l'espressione di ritocchi d'emozion'e
sfumature di smeraldo e lapislazzulo,
nell'estasi sublime d'un tal capolavoro:
un suggestivo canto librarsi dallo stagno,
tremulo, com'a palesar screziate ali di farfalla;
intona un melodioso inno, sinfonico spartito,
in sintonia col vento,
a richiamar l'amore della Ninfa per il Sole,
al fin che non s'annienti un mero sentimento,
trascendentale,
pur scritto sulla soglia d'infinito.