Conferme

Mi piace uscire da casa e andare in mezzo alla gente, osservare le persone e riflettere, fermarmi a scambiare qualche parola anche banale, tutto questo mi fa sentire parte di qualcosa. Poi, ogni tanto, capita di incontrare persone particolari, come ad esempio ieri, fuori dal supermercato. Chissà perchè, c'è stata subito una corrente di simpatia fra me e una signora mai vista prima, penso abbia intorno ai 35 anni. Ci siamo messe a parlare e, in breve tempo, è nata una conversazione di notevole spessore, e poi anche confidenziale. Lei è un'educatrice che lavora con bambini e ragazzi con disabilità mentale e anche fisica. Il tempo è trascorso senza che ce ne rendessimo conto e poi, prima di salutarmi mi ha detto: vede, lei avrebbe potuto fare il mio lavoro, avrebbe potuto fare l'educatrice.
Tornando a casa ho sostato qualche minuto sul ponte sopra la Dora a fissare i riflessi del sole sull'acqua, e a pensare. Quando a ventuno anni decisi di tornare a scuola avevo un progetto: prendere il diploma magistrale e poi specializzarmi nell'insegnamento verso questa speciale categoria di bambini e ragazzi, poi la vita mi portò in un'altra direzione. Ho sempre pensato di essere stata molto confusa da giovane, di non avere mai avuto le idee chiare. Ieri, a distanza di quasi cinquant'anni, una semplice frase mi ha riportato alla mente quel progetto dandomi modo di ricredermi: non ero affatto confusa allora, invece avevo intuito quale potesse essere la mia strada e cosa davvero volessi fare. Che stupenda scoperta!
Ho guardato il mio carrellino per la spesa: caro Donato, oggi portiamo a casa qualcosa tutti e due: tu la spesa, ed io una bellissima certezza. Vedi, non sappiamo mai quando e come arriveranno le risposte, però arrivano.
Non ci siamo neppure presentate io e quella signora, spero di incontrarla ancora.