LA VERGINITÀ SI PUÒ PERDERE…

Alberto Bonaccorti marchese romano era il classico vitellone, ricco, bello, sempre elegante, sensibile ai piaceri della ‘passera’ o ‘patatina’ che dir si voglia, confondeva spesso la notte col giorno. Scansafatiche, si poteva permettere quella vita dato il notevole patrimonio di famiglia e l’adorazione’ della mamma Sofia, vedova che stravedeva per lui senza minimamente accorgersi dei suoi difetti. In collegio era diventato amico di un altro nobile Alessio Facciolà duca di San Severo che aveva poco in comune con lui in quanto il giovane, dopo il diploma in ragioneria era stato costretto a trovarsi un posto in banca, i suoi avi, padre Alberico in testa avevano dilapidato il patrimonio di famiglia, la madre era scappata negli Stati Uniti con un compagno di scuola. Alberto alcune volte invitava Alessio a folleggiare in locali costosi, per non farlo offendere gli metteva in tasca alcuni biglietti da cinquecento così gli evitava di fare la figura dello scroccone, lo stipendio di bancario non era alto. I due si volevano bene, Alberto era un buono d’animo e con l’amico aveva diviso i ‘segreti’ giovanili. Alessio aveva una sorella Gabriella di cinque annui più giovane, il fratello si accorse che il padre voleva farla fidanzare con il figlio di un arricchito, buzzurri padre e figlio motivo: rimpinguare il patrimonio di famiglia. Gabri era stata ‘confinata’ in un collegio cattolico sin dalla scuola materna, ora frequentava la quarta ginnasiale in un altro convitto religioso il ‘Santa Barbara’ dove talvolta il fratello andava a trovarla ma ogni volta rimaneva angustiato, sia nel vestire che nel porsi Gabri aveva quasi la mentalità e lo stile di una monaca, scarpe basse, vestito intero grigio, capelli raccolti in uno chignon, aveva un bel viso anche se non truccata, tutta sua madre. Un giorno Gabri si confidò al fratello l’amicizia particolare che la legava ad una monaca, suor Angelica, dal fisico un po’ mascolina nel fisico ma piacevole in viso, sempre sorridente, con i capelli biondi che uscivano dal cornetto o velo che dir si voglia e dagli occhi azzurri sembrava una nordica. Quel che preoccupava Alessio era la ingenuità della sorella, da sempre vissuta in un ambiente religioso, vedeva la vita attraverso gli insegnamenti dei libri sacri, Bibbia in testa che talvolta riportavano degli episodi impossibili da credere e talvolta anche ridicoli poi la vicinanza di suor Angelica giustamente lo preoccupava, quando andava a trovarla in parlatorio era sempre presente, si guardavano negli occhi come due…innamorati, forse l’aggettivo era eccessivo ma era quello che passava per la testa di Alessio. Un episodio eclatante sconvolse Gabri: un giovane prete della vicina parrocchia, don Tommaso, veniva a dir messa e a far da confessore sia alle monache che alle studentesse, la domenica dal pulpito tuonava contro i peccatori, una volta in particolare citò una frase di San Girolamo che colpì profondamente tutte le presenti, monache in testa: ‘La verginità si può perdere anche col solo pensiero.’ Nessuna commentò quell’episodio che però rimase profondamente nella memoria sia delle religiose che delle collegiali. Quando predicava don Tommaso sembrava spiritato, le parole gli uscivano d bocca con violenza, novello Savonarola che però dovette andare a fare i suoi sermoni in altra sede molto lontana da Roma. Era stata scoperta la sua pedofilia mentre si…intratteneva con un bambino. Il Vescovo riuscì a soffocare lo scandalo solo col suo trasferimento ad altra parrocchia ma la notizia era trapelata. L’episodio colpì profondamente suor Angelica e Gabriella, avevano i loro motivi. Durante una vacanza estiva la monaca fu autorizzata dalla Madre Superiora a recarsi a casa di Gabri con grande gioia di quest’ultima ma…Una notte Alessio di ritorno con Alberto da una ‘zingarata’ tipo ‘Amici miei’, passando dinanzi alla camera da letto della sorella sentì dei suoni strani provenire dall’interno, per non violare la sua privacy guardò dal buco della serratura …e si ritrasse subito. I due amici si guardarono in viso, senza parlare avevano inquadrato la situazione, non erano dei puritani ma…Alessio, rimasto solo si mise a letto ma il sonno tardò a venire, quella visione gli aveva creato un mare di problemi. La mattina Gabriella e suor Angela erano in cucina a far colazione, Alessio si presentò ancora in pigiama, barba lunga, occhio spento. “Fratellone ti vedo disastrato, cosa può pensare sor Angelica?” Ad Alessio venne spontaneo pensare: ‘non me ne fotte un cazzo!’ si astenne e, sorbito un caffè tornò in camera da letto. Alle dodici Alessio era un altro, viso rasato, doccia fatta, ben vestito. “Fratello che buon profumo che emani!” “È ‘Eternity’ di Calvin Klein.” “Di eterno c’è solo Dio, se vuol seguirci noi stiamo andando a messa…” Altro pensiero dell’interessato, pensiero non espresso perché molto volgare ‘Si, messa in…’ Fuori di casa Alessio trovò la Jaguar dell’amico, Alberto gliela aveva lasciata e si era messo alla guida della sua vecchia Cinquecento, un’affettuosità. Una sorpresa delle due donne che: “Fratello che bella auto, ho compiuto diciotto anni, presto prenderò la patente.” “Ed io andrò a piedi, se ti conosco bene…” ”Non mi conosci affatto, negli ultimi tempi sono cambiata, merito di Miriam, niente più Suor Angelica, tra poco la vedrai con indosso un abbigliamento molto sexy.” Gabri era stata di parola, Miriam aveva i corti capelli biondi tirati all’indietro, era quasi irriconoscibile, truccati labbra ed occhi, camicetta viola e minigonna, una vamp. “Fratello non fare la faccia da scimunito, in ogni caso sappi che noi due amiamo i fiorellini non i piselli, chiaro?” “Sorellina, mi sei stata sempre cara, ti ho sempre considerata più una figlia che una sorella, sono venuto a conoscenza che nostro padre vuol farti fidanzare con…” “Si chiama Candeloro Bucalossi è rozzo, zotico ed ignorante ma ricchissimo grazie a suo padre, tra poco lo vedrai spuntare.” Come previsto il tale a bordo di una Volvo XC 90 gialla entrò nel cortile strombazzando con un clacson bitonale, scese dalla ‘nave’ (l’auto era lunga cinque metri) e cercò di abbracciare Gabriella che con una mossa riuscì a schivare il non gradito approccio. “Cara sono tutto tuo…” Alessio inquadrò Candeloro vestito di nero con cravatta rossa, scarpe marroni, abito su misura che non riusciva a nascondere la sua epa che sciabordava da tutte le parti. “Ti trovo strana, ti è accaduto qualcosa di spiacevole?” “Lo spiacevole sei tu, non vuoi capire che con me ‘non c’è trippa pé gatti!” Intervenne Alessio: “La tua presenza non è gradita!” Candeloro era stato ferito nell’orgoglio, mai nessuno l’aveva offeso tanto, volle recuperare la dignità cercando di colpire con un pugno il volto Alessio ma male gliene incolse, Alessio schivò il colpo ma partì con un ‘diretto’ diretto alla mascella del cafone che cadde a terra fra le risate dei presenti. Candeloro si alzò in piedi con molta fatica e prima di andar via: “Siete un branco di magnaccia e di puttane!” ma per non essere raggiunto da una gragnola di botte si infilò in macchina, partì sgommando graffiando la portiera destra dell’auto contro il pilone di cemento che reggeva il cancello, abbracci e risate da parte dei presenti. Nei festeggiamenti Alberto si trovò abbracciato con Gabriella e Alessio con suor Angelica pardon Miriam, sempre abbracciati rientrarono in casa e si sedettero sul divano e sulle poltrone senza parlare, era perfettamente inutile. Non andarono oltre, alla cena partecipò anche Alberico che era venuto a conoscenza della disavventura di Candeloro, capì che la storia da lui architettata fra sua figlia ed il grassone non avrebbe avuto più seguito. Alberto tornò a casa sua, Gabriella e Miriam nella camera degli ospiti, Alberico e Alessio nelle proprie stanze. Il sole mattutino aveva migliorato l’umore di tutti, dopo colazione Alessio in banca, Alberico per i fatti suoi, Gabriella e suor Angelica di ritorno in collegio abbigliate in minigonna, camicetta e scarpe con tacco dodici. Al suono della campana dell’ingresso una suora aprì il portone ma rimase basita alla vista di una signora mai vista, truccatissima e vestita in modo sconveniente. Lo stesso accadde all’entrata delle due nella stanza della madre superiora che: “Non conosco questa signora se così si può chiamare, questo è un luogo sacro non si accettano simili abbigliamenti.” “Cara madre superiora questa è o meglio era suor Angelica, ora ha ripreso il suo nome da borghese, Miriam, ha scritto una lettera di dimissioni, oggi stesso lascerà il convento, nessun commento da parte dell’anziana suora. Alberto era fuori dal collegio in Jaguar aspettando sorella e …fidanzata. Nel frattempo si erano radunate vicino alla porta d’uscita tutte le monache che avevano appreso la notizia bomba, nessuna ebbe il coraggio di abbracciare suor Angelica, forse qualcuna aveva pensato di imitarla. Miriam e Gabriella con loro sorpresa furono festeggiate fuori del convitto da un gruppo di ragazzi che le applaudirono, due belle donne che uscivano così conciate da un collegio di monache non era circostanza di tutti e giorni. Miriam, foraggiata da Alberto era ormai di stanza in casa di Gabriella, le due signorine stabilirono di voler avere con gli innamorati un legame duraturo, quale miglior legame duraturo se non il matrimonio? La proposta prese di sorpresa i due maschietti che non avevano pensato a quel legame definitivo ma ormai erano in trappola. Gabriella e Miriam si interessarono per la parte burocratica del matrimonio, non ultime le partecipazioni che inviarono anche alla Badessa suor Maria Assunta con scritto a mano: ‘Ci sposiamo nella chiesa vicino al convitto fra quindici giorni, la Sua presenza è molto gradita.’ La partecipazione mise in crisi la direttrice della scuola, la sua dirittura cattolica le imponeva di rifiutare l’invito ma anche le suore hanno un cuore e, dopo lunga crisi suor Maria Assunta, dietro autorizzazione del Vescovo si presentò in chiesa il giorno del matrimonio abbracciata dalle due nubende, i quattro per far contenta la badessa si fecero anche la comunione. Suor Maria Assunta non voleva partecipare al rinfresco ma dopo un pó di resistenze accettò di prendere posto al ristorante al tavolo degli sposi. Qualche lacrima da parte sua, chissà quali pensieri sulla vita passata fra le quattro mura del convitto con la sola compagnia di cristi, santi e madonne… Finale della giornata notte da passare in un albergo famoso di via Veneto. Il direttore, venuto a conoscenza che le due coppie si erano appena sposate fece trovare nelle loro camere un fascio di rose bianche ed una bottiglia di Champagne in un contenitore con ghiaccio. Alberto ed Alessio benché avessero brindato abbondantemente durante il rinfresco stapparono le bottiglie, ne offrirono il contenuto alle due neo spose che rifiutarono, le signore avevano in mente ben altri festeggiamenti. Alberto, novello Bacco andò in camera di Alessio, i due seguitarono a festeggiare con lo Champagne sino a svuotare le due bottiglie, conclusione: ambedue sul letto ubriachi. Gabriella e Miriam presero atto della situazione, non fecero commenti, non sarebbero servirti a nulla, per consolarsi ripresero un loro vecchio vizietto…meglio di niente!