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Autore

Patrizia Chini

in archivio dal 14 mag 2011

Roma - Italia

mi descrivo così:
Scrivo racconti e poesie... passioni a cui ho potuto dedicarmi maggiormente da quando, smesso l’abito di maestra elementare, sono pensionata…. Amo anche il disegno, la pittura e la musica ma soprattutto i due nipotini con i quali gioco e a cui leggo favole.

29 gennaio 2013 alle ore 10:17

Coppa degli dei

Intro: Una ricetta dedicata a mio padre che me l'ha insegnata.

Il racconto

Me la giro e rigiro tra le mani: è la prima della stagione.
La guardo e già comincio a sentirne il gusto noto che, scosso dal torpore, prende vita e mi raggiunge prepotente i sensi.
L'assaporo con gli occhi: tonda, soda… mm, forse troppo, a me piacciono "sbrodolose"!
Ne accarezzo la pelle vellutata. E' di un bel rosso vivo, talmente vivo che mi sta pungendo. Che disdetta... una pelle vellutata non per tutti!
Ed io non vengo ripagata con la stessa moneta per l’amore che nutro nei suoi confronti, se al mio tocco, il velluto si fa tappeto di peli urticanti.
"Perché, allora, la tieni tra le mani?" giustamente chiederete.
Cosa volete? E' troppo buona, gustosa, dolce di un dolce che non stanca, forse perché rispetto alle cugine, non è tanto zuccherina! Chissà…? Fatto sta che il mio medico di base me l'ha raccomandata per il suo scarso apporto di calorie. Di questi tempi, chi rifiuterebbe un alimento buono, dissetante, nutriente e con il valore aggiunto: "non ingrassa"?
Insomma mi piace un sacco e me la voglio mangiare.
Tranquilli, tranquilli, la sbuccio. Mi sento un po’ il fiato sul collo per le vostre premure.
Lentamente, con un coltellino affilato, ne tolgo la buccia cercando di salvare al massimo la polpa anche se, lo sapete vero?, che la buccia non si butta, si utilizza per le marmellate.
Comunque, decisamente meglio la polpa!
Color bianco un po' lattiginoso, a volte tende al rosa o al rosso, spesso è decisamente "giallo" nelle "giallone", come vengono chiamiate nel centro Italia, dette anche "spaccarelle". 
Avrete certamente capito che sto parlando di una regina: la regina dei frutti. Bé! Ognuno  ha la regina che si merita ed io ho incoronato lei, la "Pesca".
Mio zio Evelino, che viveva in Sabina, la chiamava "persico", al maschile come in tutti i dialetti ma esattissimo perché è il secondo termine del suo nome scientifico: "Prunus persico".
Dunque ho qui, davanti a me, la regina sbucciata e mi preparo al pasto spiritualmente e fisicamente, con coltello e forchetta e la bocca avida leggermente dischiusa pronta ad accogliere tanta bontà.
Mentre mi accingo a ridurla in pezzi, intuisco un certo disagio nella pesca sbucciata, privata della veste regale, senza pelle. Mi sento oggetto del suo rimprovero, una regina non può finire così sola, senza un rito di saluto degno di tanta nobiltà o almeno un compagno di avventura che divida con lei la gloria del sacrificio…
Ce l'ho! E' il vino! Su ogni tavola imbandita che si rispetti, alto e impettito, troneggia dal proprio castello turrito, Sua Maestà il Vino.
Chi meglio di lui saprà darle forza per vivere simile frangente?  Chi può rassicurarla e addolcirne i pensieri e allontanarne i timori?
Solo un Re.
E sia! Di quest'ambrosia colmerò la coppa dove avrò adagiata la mia Regina.
Questo elisir di lunga vita, irrorerà la polpa amata e sarà  un connubio tra dei.
La forza dell'alcool regalerà al gusto dolce della pesca un carattere nuovo, deciso, un po' altezzoso… da regina, proprio come l'amore di un uomo trasforma una ragazza in una donna.
Il vino, ingentilito dalla dolcezza della sua compagna,  scenderà più facilmente giù per la gola ed io avrò tra le mani un tesoro, una coppa colma di magia, la "Coppa degli DEI".

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