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Autore

Patrizia Chini

in archivio dal 14 mag 2011

Roma - Italia

mi descrivo così:
Scrivo racconti e poesie... passioni a cui ho potuto dedicarmi maggiormente da quando, smesso l’abito di maestra elementare, sono pensionata…. Amo anche il disegno, la pittura e la musica ma soprattutto i due nipotini con i quali gioco e a cui leggo favole.

10 dicembre 2012 alle ore 22:44

"Se te pijo..."

Intro: Prendersela con il destino non serve...

Il racconto

“Se te pijo…te sputo in un occhio, te acchiappo pe’ n’ braccio e te rivorto e con ber carcio ar punto giusto te spedisco tra gli infami marci con cui stanno bene quelli come te!”
Avevo parlato ad alta voce mentre mi guardavo il viso in quello specchio appeso troppo alto da sempre e che non era stato mai cambiato in tutti quegli anni. Ne erano passati venti dal giorno in cui ero andata a vivere insieme a mio marito in quell’appartamento di due camere e salone (one? …ino!) in un condominio enorme della periferia romana.
Mi resi conto di aver messo tanta rabbia in quelle parole che forse anche lo specchio era curioso di sapere chi fosse il destinatario di quella frase.
“E bravo, sei  coraggioso come tanti che conosco io. Stai lontano, colpisci alla cieca, a chi tocca tocca. Giusto? Non è così? Senza nemmeno prendere la mira… il primo che capita!”
Mi fermai a riprendere fiato e sentii allentare un po’ la tensione che aveva colonizzato l’aria tanto densamente che aveva appannato pure lo specchio.
“Grandissimo bastardo!” ricominciai però subito “Non potevi almeno aspettare che avessi … non dico ottanta ma almeno settanta anni, per mettermi sulla testa questa croce…” e non riuscii a nominare quella malattia invalidante che mi avevano diagnosticato da pochi giorni e che non accettavo.
“Brutto figlio di …” mi fermai. Era inutile prendersela con qualcuno, cercare un colpevole.
La vita distribuisce doni e dolori a caso, senza cattiveria.
Decisi, dopo quell'ultima riflessione, di non pensarci … avvelenarmi il sangue con il fiele della mia rabbia non mi avrebbe giovato in nessun modo meglio gratificarmi con i mignon che avevo nel frigo.
"Alla faccia tua ora mi gusto questo ben di Dio..." e mi buttai a capofitto su quei dolci conservati per le amiche che mi venivano a trovare spesso.
Mio figlio diciassettenne che, suo malgrado aveva sentito tutto, dal letto dove se ne stava a pancia all’aria guardando il soffitto, scandendo parola per parola mi regalò un pizzico della sua saggezza:
“Poi se ti viene pure il diabete, non te la prendere sempre col destino…”

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