username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Patrizia Chini

in archivio dal 14 mag 2011

Roma - Italia

mi descrivo così:
Scrivo racconti e poesie... passioni a cui ho potuto dedicarmi maggiormente da quando, smesso l’abito di maestra elementare, sono pensionata…. Amo anche il disegno, la pittura e la musica ma soprattutto i due nipotini con i quali gioco e a cui leggo favole.

25 maggio 2013 alle ore 9:21

Un bianco, candido ... abito nuziale

Intro: La natura... grande Madre!

Il racconto

La mia passione è un cocktail che nasce dall’amore per tre “arti”, disegno, musica e poesia, con il quale cerco di fissare in un flash una nota dell’armonia che vibra intorno a me. Propedeutica alla mia passione è la ricerca, una specie di caccia al tesoro che, dalla mia sfera percettiva, s’irradia in tutte le direzioni sostenuto dalla mia curiosità fino a ritornare a me, introdursi nel mio essere e a dare vita a qualcosa di nuovo e appagante ... almeno per me.
L’ispirazione si palesa quando meno me lo aspetto, emerge dall’intimo in qualsiasi momento e durante una qualsiasi attività... ma il luogo principe dei suoi natali è la natura. Per questo motivo sento attrazione per ogni sito verde.
Passeggio tra i campi intorno alla mia casa in sabina, ereditata dopo la morte di mio padre, o vago tra le margheritine petulanti che a primavera inondano, con i loro capolini bianchi, ogni quadrato di terra non coltivato, anche nei parchi delle città.
Corro come pazza, l’auto fermata ai bordi delle strade che si inerpicano sui colli sabini, verso il giallo tenue, appena accennato, delle primule sul limitare dei boschi o verso quello delle sorelle rigogliose che nascono lungo il ruscello Farfa, le cui acque limpide scorrono giù nella valle tra colli ricoperti di generosi uliveti.
Mi intenerisco se all’improvviso scorgo tra il verde dei prati, sotto cerri e querce, il violetto deciso di quel capolavoro della natura che è piccolo solo per dimensione, ma grande per armonia e delicatezza, in una parola per “bellezza”... di chi parlo? Ma della violetta, fiorellino che si alza poco da terra e che, sullo stelo dritto, reclina il capo in modo dolce come una madonna di Raffaello.
E la distesa fucsia di ciclamini, a migliaia, a milioni, che mi ritrovo tra i piedi nella passeggiata nel bosco in cerca di funghi? Sulla mia sbiadita esistenza non ha minor impatto delle altre meraviglie della natura da quando mio padre mi venne a chiamare trafelato, invitandomi nel bosco che si estende dietro la nostra casa in sabina:
«Corri Patrizia, corri! Vieni! Ti porto a vedere uno spettacolo che non hai visto mai!»
Una gioia inverosimile, tanto da sembrare falsa, è la gioia che mi suscita avvistare tra fili di erba enormi, rispetto alle sue dimensioni, un minuto e pavido fiorellino.
Sono cinque petali azzurri, un fazzoletto di cielo rubato per noi da un angelo buono e che ci permette di emozionarci tenendolo tra le mani ... è l‘essenza del fiore che per non farsi dimenticare, piccolo tesoro del creato, risponde ad un nome che è una invocazione: “Non ti scordar di me”!
Un altro azzurro, più delicato, tocca le corde della mia emozione ed è quello dei fiordalisi che a giugno sorridono tra le spighe e sembrano dipinti da un artista con il pennello intinto nel turchino del cielo sereno del mattino.
Un’emozione diversa è quella sferzata di energia scoccata dal rosso dei papaveri che drappeggia i prati come fuochi accesi a scaldare gli animi intorpiditi dall’inverno e a rallegrare il mondo.
Fiorellini con un profumo inequivocabile, dalla forte personalità, conquistano la mia attenzione, mi inebriano e ammaliano al punto che vorrei essere ladra, per coglierne a mazzi... bianchi, a migliaia, quando fanno tappeto su grate e recinti dipinti di fresco. Parlo dei gelsomini traboccanti dai villini della mia bella periferia romana!
Ispirata preparo il colore ma non peso, non calcolo. Mi sento guidata da una mano invisibile, un istinto arcaico che sceglie e miscela in giusto rapporto le quantità di colore e, afferrata l’emozione, la fermo in una tela o nei versi di una poesia mentre ascolto la mia musica preferita.
Il giardino della nostra terra è un vulcano di emozioni e di doni e spero che tutti lo apprezzino e lo rispettino come merita una madre che non smette di elargire frutti d’amore ...come pure una pianta di ciliegio quando è pronta a regalarci le sue succose rosse ciliegie:
“Petali come neve
abbandonano i rami
volteggiano lieti verso terra
a cesellarne
il candido bianco abito
nuziale”.

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento